lunedì 29 agosto 2016

qualcosa che vorrei dirti ..

Non credo si possa andar via da te, una volta che una persona ti incontra tu gli resti addosso come una maglia cucita sulla pelle. Come una macchiolina di quelle che vedi chiudendo gli occhi quando hai fissato per troppo tempo il sole, solo che tu non te ne vai mai più. Tu Resti. Ti ho sognata per anni, ti ho immaginata in tutti i modi e tutti questi modi non erano nemmeno lontamente paragonabili a ciò che sei realmente. Ho capito che le fotografie a volte ingannano, possono rendere qualcosa migliore di ciò che è, ma a volte non rendono giustizia alla reale bellezza . Come nel tuo caso. Non ti si può catturare completamente. Ci ho provato, ho scattato 1470 fotografie, alcune davvero molto belle ma tu sei molto di più. La vastità dei tuoi spazi è qualcosa che lascia senza fiato. I tuoi cieli che non finiscono mai, il tuo oceano cosi aspro e l'ululare del tuo vento, questo porterò sempre con me.
Le tue spiagge deserte ed i tuoi fari che spuntano come immense opere d'arte all'improvviso. Porterò con me le tue strade che ad ascoltarle bene ti sussurrano piano "se mi percorri non ti pentirai".
La tua gente, i tuoi pub e la tua autentica semplicità. Porterò ogni tua scogliera ed ogni singola pecora, soprattutto quella che correva come una pazza in quel modo così ridicolo e buffo.
Porterò con me certi tuoi silenzi perché credimi ne avrò bisogno e quella tua atmosfera quasi incantata, magica e fuori dal tempo.
Mi porterò il senso di pace che mi hai saputo donare, la sensazione unica e meravigliosa di quando ci si sente nel luogo in cui si ha sempre desiderato essere.
C'è un ultima cosa che ti voglio dire prima di salutarti. Io non le chiamo ferie e non lo chiamo vacanze, io li chiamo viaggi ed i viaggi per me sono sogni da realizzare.
Grazie mia cara Irlanda per avere accolto il mio sogno e non averlo deluso nemmeno per un istante.
Chiara


piccole ossessioni

Nel mio pc esiste una cartella contenente 20.834 files, numero che aumenta praticamente ogni giorno. Molte fotografie, ma la maggior parte sono illustrazioni e disegni.
E' una delle mie tante piccole "ossessioni".
Invidio chi sa disegnare. E' uno di quei doni che ho sempre invidiato, si, proprio invidiato.
Forse quasi più delle parole, della musica e della fotografia io amo il disegno. Il disegno è magico e libero, credo sia l'arte più libera e più anarchica in assoluto.
Mi piace quando un disegno trasmette tutto senza l'ausilio di alcuna parola. Mi piace quando un disegno si prende la briga di aggiungere o togliere, di inventare e di creare nuove ed infinite realtà.
Mi piacciono le sue mille chiavi di lettura e di interpretazione. Mi piace vederci qualcosa che altri vedono in modo diverso dal mio.
Invidio chi disegna, chi cattura l'immaginazione su un foglio e gli da vita. Anzi forse catturare non è la parola giusta, forse la parola giusta è al contrario, liberare.
Uno libera la propria fantasia nel momento in cui gli da vita, corpo e colore.

Le parole a volte giocano, la musica ti trasporta, la fotografia è sicuramente fascino. Il disegno per quanto mi riguarda è un enigma, un'arte che mi incanta e mi lascia stupefatta.
Ci sono certe mie parole che spesso nascono proprio da un disegno, da ciò che mi trasmette.
Un giorno mi piacerebbe stampare le mie illustrazioni preferite e tapezzarci la casa, e quando dico "un giorno mi piacerebbe" poi quel giorno arriva sempre.
Qualcosa mi dice che il disegno è il vestito che l'immaginazione ama più indossare quando decide di uscire.
Ci sono giorni in cui in un disegno mi ci nasconderei, quando la realtà è cosi chiassosa e stremante, quando non mi ci riconosco in questo mondo, me ne starei li in un mondo inventato.
Chissà magari prima o poi lo trovo qualcuno che mi ci disegna dentro, qualcuno a cui dire "ehy oggi è una giornataccia mi inventi un mondo in cui sgattaiolare?, mi disegni seduta su una panchina in un bosco magico?"
Ma poi lo so come finirebbe, finirebbe che ci prenderei gusto.
Chiara

non credere a quello che ti dicono

Non ho mai creduto all'orologio sociale, quello che ti addita quando non sei "in regola" con le leggi che la società ti impone.
Quello che ti dice che ti devi "sistemare", che devi fidanzarti , farti una famiglia e mi raccomando un figlio altrimenti "che persona sei se ad una certà età non hai un figlio?" E ti ritrovi gli occhi puntati addosso di chi crede di avere la verità in mano, di chi crede che la realizzazione sia una ed unica, ovvero quella che intendono loro.
Di chi crede che se non stai dentro a questo cerchio di leggi è perchè sicuramente c'è qualcosa in te che non va.
Io credo che ci possa essere tanta felicità nel creare una famiglia con la stessa probabilità che ci sia frustrazione, credo che ci sia felicità nell'amore come credo che a volte sia solo un insieme di compromessi a ribasso. Credo che ci siano matrimoni felici ed altri invece siano il dipinto dell'infelicità.
Io amo, ho sempre creduto nell'amore, non ci sono promesse che valgano in amore, perchè se ami davvero non hai bisogno di promettere niente, tutto deve esistere fino a quando ha senso di esistere, non perchè hai fatto una promessa. Lo devi sentire, non volere a tutti i costi.
Una promessa che poi spesso viene infranta e calpestata, continuando a fingere il contrario.
Non esistono età adeguate per certe cose, queste fissazioni portano solo ad accontentarsi pur di non sentirsi fuori tempo e fuori luogo.
Si può essere donna senza essere madre, si può amare alla follia senza che ci sia un matrimonio come prova d'amore, si può essere felici tutta la vita anche soli con il proprio gatto, o con uno zaino in spalle in giro per il mondo. Ci si può amare e sentirsi coppia anche restando ognuno a casa propria. Si può vivere insieme perchè lo si desidera più di qualsiasi altra cosa, non perchè è giusto che sia cosi.
Se ci lasciamo convincere che DEVE ESSERE in un determinato modo, ci sarà sempre troppa infelicità sparsa ovunque.
Ci sarà sempre una persona sola che si sentirà sbagliata, una donna senza figli che crederà di essere donna a metà, una coppia che fingerà di star bene e farà una famiglia a tutti i costi, per poi essere infelici insieme.
La felicità non ha regole, sono tutte stronzate e la vita non va sempre come ci aspettiamo che vada. La vita non è fatta con uno stampino, noi non siamo fatti con lo stampino.
La nostra vita non può e non deve essere uguale a quella del vicino di casa, non devono essere gli altri a decidere se sei felice o no, se sei sbagliato o giusto. Che cazzo significa essere sbagliato? Non sei un problema di terza elementare da risolvere, sei una persona e il bello di essere una persona sta proprio in questo, nel poter essere chi vuoi TU.
E' un concetto semplice travestito da concetto complicato. Tutto qui. E' l'eterna cantilena inventata e ripetuta fino allo sfinimento per farci sentire sempre un pò sbagliati o forse tutti giusti e splendidamente perfetti.
Chiara


giovedì 9 giugno 2016

Sorelle nella tempesta ..

La notte più difficile della mia vita è stata quella antecedente il tuo intervento, la tua amputazione. Per poi svegliarmi ed affrontare il giorno più brutto della mia vita, la tua amputazione. Vederti uscire da quella sala operatoria e percepire il vuoto sotto al lenzuolo, là dove alcune ore prima c'era il tuo piede è stato come essere trafitta da un milione di frecce tutte dritte al cuore. "Non piangere" mi dicevo "resisti, non piangere", era ciò che ti dovevo. Ho trattenuto un milione di lacrime pronte a sfociare e piano piano il nodo in gola si è allentato. Mi sono seduta accanto al tuo letto e ti ho tenuto la mano fino all'attimo in cui hai aperto gli occhi, la prima cosa che ti ho detto è stata "russavi peggio del papà" e sei scoppiata a ridere. Eccola lì la mia salvezza, il tuo sorriso. Tu che senza la tua gamba ridevi. La mia maestra di forza da tutta una vita. Eccolo lì il gancio a cui aggrapparmi. Eravamo nuovamente noi nonostante tutto! Sorelle anche in mezzo all'inferno, eravamo noi le stesse che cantavano a squarciagola davanti allo specchio, mentre ci preparavamo per uscire.
Non è facile, la tua vita non è uguale a prima, devi fare i conti con un moncone che ti fa dannare, con piaghe e dolori di ogni tipo. Non è mai stata facile la nostra vita, non abbiamo mai avuto la fortuna di poterci lamentare per cazzate di poco conto, non c'è mai stata data la possibilità di fare i capricci, di sbuffare per un brufolo o per un kg in più.
La vita ci ha sempre sbattuto in faccia motivi troppo gravi di cui lamentarci !!
Abbiamo spesso sorriso per il piagnucolare sterile della maggior parte degli abitanti di questo pianeta.
Non ci è stato concesso il biglietto "livello facile" è sempre stata una lotta continua, abbiamo imparato a fare a pugni, ad usare le unghie, abbiamo imparato che a volte si cade, a volte si crolla ma non è uno smacco è semplicemente umano. Abbiamo imparato a ricomporci, da piccoli frammenti sparsi ovunque fino a tornare noi stesse. Abbiamo imparato ad amarci con le nostre imperfezioni. Abbiamo imparato quanto sia prezioso il tempo della gioia, anche di quella più piccola.
E’ vero il giorno più brutto della mia vita resterà sempre quello, ma il giorno più bello sarà sempre quello di un tuo sorriso.
È questa la cosa incredibile del corpo umano, una bocca ride nonostante l'assenza improvvisa di una gamba. Un cuore ama nonostante la perdita avvenuta.
Non è facile, non è che tutto torna come prima, ma la vita non è una cosa rigida, non è un blocco di cemento, non è di un unico colore, la vita non ha le rotaie. Va modellata, va sfumata, va indirizzata, va presa di petto, talvolta assecondata e altre contraddetta.
E’ questo che abbiamo imparato a fare, è questo che rende la nostra vita tanto difficile ma la più bella che si possa avere. E’ questo che ci rende più vive di chi ancora si ostina a non vivere.
Vedi nonostante ti alzi sempre col piede sbagliato, ovvero l’unico che hai, io ti adoro perché a questa frase tu scoppi sempre a ridere.
Grazie per la sorella che sei
Con amore infinito
Chiara

venerdì 27 maggio 2016

dispensatori di forza

La forza dove la si acquista?
Quanto costa al kg? Al pezzo, al metro .
Come fa ad essere inesauribile? O ad un certo punto finisce e basta?
Qualcuno afferma che la si può ricavare dagli occhi di alcune persone , tu li guardi , li fissi e ti senti più forte ! Ci sono persone che dispensano forza, meravigliosi instancabili dispensatori di forza ! Cercali bene non importa quanta nebbia ci sia , li trovi anche nei pomeriggi peggiori. Ne hanno anche quando credono di non averne più ...
Con amore
Chiara

23/01/08 Delirio da farmaco : “investili due danari per un paio di ali, ne vale la pena!"


Tengo sempre sul comodino un paio di ali ed ogni tanto sfondo queste finestre così opache, sporche di pioggia passata e spicco il volo. Lascio appoggiato sul letto questo gesso pesante ed in terra le mie nere stampelle, respiro a pieni polmoni l’aria fresca di questa splendida giornata di sole, un sole che per ora non mi riguarda. Poi salgo più in alto, riempiendo la mia bocca di nuvole e mi sento nuovamente leggera! Sguazzo come un pesciolino che ha confuso il mare col cielo, a volte per volare basta un’illusione, baratto l’azzurro di questa stanza con quello del cielo ed eccomi lì sospesa in aria.
Spesso stare tra queste lenzuola è come sentirsi incatenati, ma ora no, ora le mie braccia sono gelide di vento ed è una sensazione inspiegabile, oggi non ho male, oggi il mio tumore ha smesso di mangiare e la flebo è una bottiglia di spumante, festeggio questa mia giornata di libertà, di completa guarigione ed energia stupenda.
Tornerò quando il buio avrà rapito i colori e le stelle mi indicheranno la strada, sarà bello sfidare la notte, sentirmi ancora forte servirà a combattere qualunque demone!
Tic tac tic tac ..
Si è fatto tardi e la stanchezza si fa sentire, infilo il mio gesso e le stampelle sono ancora lì ad aspettarmi come a ricordarmi che non posso fare a meno di loro. La flebo scandisce il tempo, qualcosa dentro di me ha fame e nel silenzio di questa stanza lo sento sgranocchiare ed il dolore ritorna pian piano; non importa so che ogni volta che la tristezza si presenterà alla mia porta con la presunzione di rapire i miei sorrisi, potrò spiccare il volo e sarò al sicuro come in nessun altro posto al mondo.
Riappoggio le mie ali sul comodino, l’acquisto migliore che io abbia mai fatto.
Chiara

fanculo maestra Linda

Quando imparai a stringere i denti avevo 5 anni. Correvo nel cortile dell'asilo inseguita da un bambino che urlava di volermi sposare, ed io che avevo già le idee molto chiare non ne volevo sapere. Non ricordo come sia successo con esattezza, sono caduta ed una ruota di un trattore messa a caso,senza alcuna ragione precisa in un cortile di un asilo è rotolata un po' indietro, poi in avanti passando sulla mia gamba senza troppi complimenti, per poi tornare al suo posto, con l'aria di chi non ha colpe. Ma non è stato in quel momento che ho imparato a stringere i denti in quel momento piangevo e basta. Su una panchina non troppo lontana sedeva la maestra Linda, era una supplente ma ricordo molto bene il suo nome e la sua faccia, impressi in quei ricordi che non vorresti ricordare. La maestra Linda senza muoversi dalla panchina decise di sua spontanea volontà che era solo una botta e che stavo facendo troppi capricci, proprio cosi disse "piantala di piangere e fare i capricci, alzati da terra", non sono mai stata una bambina capricciosa e non capivo perché non si alzasse per venire da me. Era furiosa e continuava a dirmi che mi dovevo alzare e quindi io lo feci e fu proprio in quel momento, in quel preciso istante che io imparai la meravigliosa arte dello stringere i denti!
Mi alzai, feci credo due o tre passi con la tibia ed il perone fratturati "frattura scomposta" per la precisione, per poi ricadere nuovamente a terra. Mi avevano insegnato che bisognava obbedire alle maestre ed io lo feci, la sentivo sbraitare infastidita dal mio piagnucolare, non ricordo esattamente i miei pensieri in quel momento ma ricordo la sensazione di vergogna che provavo, la maestra mi sgridava davanti a tutti ed io mi ero alzata per farla smettere.
Non ci credereste se vi dicessi che non venne mai a guardare la mia gamba, una volta stancatasi di tutta quella situazione si alzò, venne da me e disse “ora chiamo i tuoi genitori cosi la smetti di piangere”, e così fece, fregandosene del fatto che non la smettevo di ripete che avevo male alla gamba. Chiamò a casa dicendo che “la bambina aveva preso una botta e non la smetteva di fare i capricci”, mi lasciò in terra per un tempo infinito, nel giardino dell’asilo. Venne mia nonna in bicicletta convinta di portarmi a casa, le bastò vedere la posizione della mia gamba innaturale, il piede completamente fuori asse per capire in un lampo cosa mi fosse successo, così arrivò mio padre e il resto fu una storia di bestemmie, minacce e denunce.
Fu la prima di tante altre volte, ma una volta che impari a stringere i denti non lo dimentichi più, come la storia dell’andare in bicicletta. Non impari a non sentire il dolore, non impari a non avere paura e a non spaventarti, queste sono tutte sensazioni che si ripetono puntualmente ogni volta come se fosse la prima, però impari a stringere i denti. A volte mi dico che forse è così che dovrei vederla, la maestra Linda quel giorno mi insegnò a stringere i denti, poi invece la mando a fanculo perché la realtà è che l’ho imparato da sola.
Chiara