L'aria è fresca, amo la sensazione che provo sul viso in questa stagione, come a ripulirsi da qualsiasi cosa.
Mentre Venezia si fa spazio nei miei occhi e nel mio petto, penso. Penso a quanto sono fortunata ad essere qui ora. In un venerdì di novembre, ad immergere una risata dentro un bicchiere di vino.
Guardo le gondole dondolare, illuminate solo dai lampioni, mi ricordano certe persone a cui basta una piccola luce per trovare la forza.
La sera scende avvolgendo ogni canale col suo scialle ed io vorrei con tutte le mie forze che i miei occhi diventassero una finestra da cui spiare, per chi ora ha bisogno di curare ferite.
A volte la felicità ti piomba addosso, altre sembra sparita nel nulla , altre ancora devi andartela a prendere, costi quel che costi.
Ma a volte la felicità è un dono che qualcuno deve farti.
È questo ciò che penso mentre Venezia mi lascia senza fiato, vorrei poter dire a chi ha perso la forza "guarda, guarda la bellezza del mondo, tienila stretta, scioglierà ogni tuo dolore"
Un ultimo sguardo a questo incredibile silenzio fatto di luci danzanti sull'acqua, per un attimo mi sembra di danzare con loro.
Torno guarita.
Chiara
mercoledì 30 gennaio 2019
martedì 29 gennaio 2019
Me la cavo bene, grazie!
La felicità non è una ed unica.
La felicità non è universale. Ognuno ha il sacrosanto diritto di essere felice a modo proprio.
So che questo è un argomento complesso e spinoso ma di fondo, in realtà è molto più semplice di quanto possa apparire.
Io non ho figli e non voglio figli. Le motivazioni sono tante, molte legate alla mia malattia genetica, il rischio di trasmetterla, il rischio che le mie ossa non reggano una gravidanza, ma non solo. L'energia è poca e la forza anche. Faccio già molta fatica a prendermi cura di me, ad arrivare a fine giornata senza farmi male, a restare concentrata su dove metto i piedi quando cammino e sul mantenere un equilibrio.
Ma non sono gli unici motivi. Io non ho voglia. Non ho assolutamente voglia di concentrare la mia vita su un bimbo che ha tutto il diritto di essere PRIORITÀ. La mia priorità è divenuta ad oggi "Godermi la mia vita". Soddisfare ogni mio desiderio e realizzare i miei sogni con la persona che ho accanto. La mia priorità è IL MIO TEMPO!!
Che sia leggermi un libro per ore, bevendo un tè sul divano o andare dall'altra parte del mondo. Perché non è una questione di cose grandiose è una questione di prendersi cura di sé stessi.
E non si tratta nemmeno su chi ha ragione e chi ha torto, si tratta che ognuno decide ciò che è importante nella propria vita.
Per questo vorrei che un giorno le persone capissero che la loro realizzazione non è la stessa per tutti. Che la loro visione della vita è loro e basta.
Io non posso e non voglio avere figli. E non voglio né essere compatita, né essere giudicata. Vorrei che avere un figlio o non averlo, avesse sulla società lo stesso effetto.
Perché porca miseria, io sono felice. Ci sono giorni che mi sento la persona più felice del mondo.
Non provo invidia per chi ha figli né tanto meno tristezza, perché non sta a me scegliere se siano felici o meno e perché la mia vita io la amo così.
Forse perché io mi amo così. Quando vedo un'amica col proprio figlio, provo una gioia immensa per lei, ed è un sentimento che si ferma lì. Non sento il desiderio di essere nei suoi panni, perché io, i mie panni, li amo moltissimo.
Ho imparato molto presto, fin da bambina che la felicità ha un miliardo di forme diverse,esattamente come la tristezza. Che entrambe sanno annidarsi anche nei luoghi più insoliti, e nelle situazioni più improbabili, anche quando non sembra o ci sembra impossibile.
È proprio per questo che Il mio tramonto sull'oceano, per i miei occhi, può essere bello tanto quanto il sorriso di tuo figlio per i tuoi occhi.
La mia vita è fatta di questo : di viaggi a non finire, di letture a tutte le ore, di decisioni improvvisate, di passioni sfrenate, di responsabilità alternate ad irresponsabilità.
La mia vita oggi è come un dono che mi faccio per tutto ciò che è andato storto.
La mia vita è OGGI.
La mia vita è un cottage in Irlanda che mi aspetta e una sedia a dondolo dove cullare i miei ricordi felici, che fortunatamente sono tantissimi.
Quindi ecco, non preoccupatevi per me, perché io me la cavo bene con tutto ciò che ho e che non ho.
Chiara
La felicità non è universale. Ognuno ha il sacrosanto diritto di essere felice a modo proprio.
So che questo è un argomento complesso e spinoso ma di fondo, in realtà è molto più semplice di quanto possa apparire.
Io non ho figli e non voglio figli. Le motivazioni sono tante, molte legate alla mia malattia genetica, il rischio di trasmetterla, il rischio che le mie ossa non reggano una gravidanza, ma non solo. L'energia è poca e la forza anche. Faccio già molta fatica a prendermi cura di me, ad arrivare a fine giornata senza farmi male, a restare concentrata su dove metto i piedi quando cammino e sul mantenere un equilibrio.
Ma non sono gli unici motivi. Io non ho voglia. Non ho assolutamente voglia di concentrare la mia vita su un bimbo che ha tutto il diritto di essere PRIORITÀ. La mia priorità è divenuta ad oggi "Godermi la mia vita". Soddisfare ogni mio desiderio e realizzare i miei sogni con la persona che ho accanto. La mia priorità è IL MIO TEMPO!!
Che sia leggermi un libro per ore, bevendo un tè sul divano o andare dall'altra parte del mondo. Perché non è una questione di cose grandiose è una questione di prendersi cura di sé stessi.
E non si tratta nemmeno su chi ha ragione e chi ha torto, si tratta che ognuno decide ciò che è importante nella propria vita.
Per questo vorrei che un giorno le persone capissero che la loro realizzazione non è la stessa per tutti. Che la loro visione della vita è loro e basta.
Io non posso e non voglio avere figli. E non voglio né essere compatita, né essere giudicata. Vorrei che avere un figlio o non averlo, avesse sulla società lo stesso effetto.
Perché porca miseria, io sono felice. Ci sono giorni che mi sento la persona più felice del mondo.
Non provo invidia per chi ha figli né tanto meno tristezza, perché non sta a me scegliere se siano felici o meno e perché la mia vita io la amo così.
Forse perché io mi amo così. Quando vedo un'amica col proprio figlio, provo una gioia immensa per lei, ed è un sentimento che si ferma lì. Non sento il desiderio di essere nei suoi panni, perché io, i mie panni, li amo moltissimo.
Ho imparato molto presto, fin da bambina che la felicità ha un miliardo di forme diverse,esattamente come la tristezza. Che entrambe sanno annidarsi anche nei luoghi più insoliti, e nelle situazioni più improbabili, anche quando non sembra o ci sembra impossibile.
È proprio per questo che Il mio tramonto sull'oceano, per i miei occhi, può essere bello tanto quanto il sorriso di tuo figlio per i tuoi occhi.
La mia vita è fatta di questo : di viaggi a non finire, di letture a tutte le ore, di decisioni improvvisate, di passioni sfrenate, di responsabilità alternate ad irresponsabilità.
La mia vita oggi è come un dono che mi faccio per tutto ciò che è andato storto.
La mia vita è OGGI.
La mia vita è un cottage in Irlanda che mi aspetta e una sedia a dondolo dove cullare i miei ricordi felici, che fortunatamente sono tantissimi.
Quindi ecco, non preoccupatevi per me, perché io me la cavo bene con tutto ciò che ho e che non ho.
Chiara
Verso il buio
Niall non aveva mai capito l'avversione degli umani nei confronti dei vampiri. Il perché si sentissero tanto migliori. I vampiri da sempre venivano considerati dei mostri, eppure non si comportavano in modo tanto diverso dalla maggior parte degli uomini.
Nel corso dei secoli aveva visto compiere dall'uomo i peggiori atti. Era convinto che anche in ogni essere umano si celasse un mostro dai denti aguzzi,magari più nascosto, magari meno visibile, ma non meno pericoloso.
Niall non aveva mai tentato di trattenere la sua natura e la sua sete, lo trovava ipocrita, era come chiedere ad un leopardo di cibarsi di erba.
Era stato morso quando aveva 16 anni ed era rimasto imprigionato in quel corpo di adolescente per 2 lunghi secoli. Ora era il sedicenne più maturo e saggio del mondo.
Non aveva amici umani, era impossibile averne, il loro sangue pulsava nel suo cervello in modo talmente insistente, che avrebbe rischiato di compiere una strage ogni giorno e non era ciò che desiderava. Nutrirsi era un conto, ascoltare la sete senza nessun freno era una storia decisamente più complicata.
Il suo mentore Ian gli aveva insegnato tutto su come essere un vampiro. Era stato lui a trasformarlo in piena notte su una panchina di un parco non illuminato , quindi da quel momento in poi era stato suo compito istruirlo in tutto e per tutto.
Ora Ian viveva a Dublino, ma ogni tanto si incontravano ancora per qualche battuta di caccia.
Quando un vampiro andava a caccia poteva scegliere se trasformare la vittima o lasciarla morire, il più delle volte accadeva la seconda cosa, era difficile fermarsi in tempo per non uccidere. E poi, un morto, dava meno nell'occhio o almeno nella sua testa era la scelta più semplice.
Niall in passato aveva provato a mischiarsi tra gli umani, cercando di creare legami, ma aveva abbandonato l'idea quasi all'istante. Quando vivi così a lungo, la stupidità e l'ignoranza umana ti infastidiscono , vedere quei piccoli e sciocchi esseri compiere sempre gli stessi errori, ti porta ad odiarli.
Sì feriscono, si tradiscono, si credono l'uno migliore dell'altro, quando invece sono tutti uguali, quando invece sono mossi solo dall'egoismo.
I vampiri sono quello che sono.
Era questo ciò che pensava mentre guardava il corpo inerme giacere in quel vicolo. Era passata più di un'ora da quando aveva messo i denti su quel collo. Si era seduto su uno scatolone accanto all'immondizia a fissare la minuscola goccia di sangue colare da due puntini rosso rubino, brillavano come fossero gioielli, erano l'unica cosa viva che restava di quell'uomo dalla barba folta.
Forse agli occhi di un uomo può sembrare assurdo uccidere un essere vivente solo per nutrirsi, ma non è forse assurdo uccidere per soldi? Per il potere? Non è forse assurdo uccidere per gelosia?
I vampiri in fin dei conti sono solo bestie che rispondono al proprio istinto, per sopravvivenza.
Non si faceva mai troppe domande sulla vita della sua preda, era qualcuno che semplicemente si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Erano uomini e in quanto tali, la loro esistenza era pressoché inutile, servivano solo come cena.
Guardò un'ultima volta quella sagoma senza vita, cercò un briciolo di rimorso dentro di sé, ma come sempre, non lo trovò. Attraversò il vicolo e si incamminò nel buio, un buio che ormai conosceva a memoria.
E mentre si dirigeva dentro a quella oscurità, si rese conto, che in quell'oscurità non era più solo.
Era un luogo sempre più affollato.
Un esercito di umani ci si stava addentrando, loro così convinti di essere migliori, stavano diventando giorno dopo giorno, i cittadini di quel buio abitato da mostri.
Era strano rendersi conto di quanto fosse facile trasformarsi in qualcos'altro, a volte non serviva nemmeno un morso. A volte il veleno, le persone se lo portavano dentro e non c'era modo di arrestarlo. Una volta che si diffondeva non c'era alcun antidoto, alcuna pozione per tornare indietro. Questo stava accadendo all'umanità, stava mutando in qualcosa di terribile.
Il cuore umano aveva lo stesso identico odore acre del suo cuore, l'odore di cose cattive e ormai morte.
Chiara
Nel corso dei secoli aveva visto compiere dall'uomo i peggiori atti. Era convinto che anche in ogni essere umano si celasse un mostro dai denti aguzzi,magari più nascosto, magari meno visibile, ma non meno pericoloso.
Niall non aveva mai tentato di trattenere la sua natura e la sua sete, lo trovava ipocrita, era come chiedere ad un leopardo di cibarsi di erba.
Era stato morso quando aveva 16 anni ed era rimasto imprigionato in quel corpo di adolescente per 2 lunghi secoli. Ora era il sedicenne più maturo e saggio del mondo.
Non aveva amici umani, era impossibile averne, il loro sangue pulsava nel suo cervello in modo talmente insistente, che avrebbe rischiato di compiere una strage ogni giorno e non era ciò che desiderava. Nutrirsi era un conto, ascoltare la sete senza nessun freno era una storia decisamente più complicata.
Il suo mentore Ian gli aveva insegnato tutto su come essere un vampiro. Era stato lui a trasformarlo in piena notte su una panchina di un parco non illuminato , quindi da quel momento in poi era stato suo compito istruirlo in tutto e per tutto.
Ora Ian viveva a Dublino, ma ogni tanto si incontravano ancora per qualche battuta di caccia.
Quando un vampiro andava a caccia poteva scegliere se trasformare la vittima o lasciarla morire, il più delle volte accadeva la seconda cosa, era difficile fermarsi in tempo per non uccidere. E poi, un morto, dava meno nell'occhio o almeno nella sua testa era la scelta più semplice.
Niall in passato aveva provato a mischiarsi tra gli umani, cercando di creare legami, ma aveva abbandonato l'idea quasi all'istante. Quando vivi così a lungo, la stupidità e l'ignoranza umana ti infastidiscono , vedere quei piccoli e sciocchi esseri compiere sempre gli stessi errori, ti porta ad odiarli.
Sì feriscono, si tradiscono, si credono l'uno migliore dell'altro, quando invece sono tutti uguali, quando invece sono mossi solo dall'egoismo.
I vampiri sono quello che sono.
Era questo ciò che pensava mentre guardava il corpo inerme giacere in quel vicolo. Era passata più di un'ora da quando aveva messo i denti su quel collo. Si era seduto su uno scatolone accanto all'immondizia a fissare la minuscola goccia di sangue colare da due puntini rosso rubino, brillavano come fossero gioielli, erano l'unica cosa viva che restava di quell'uomo dalla barba folta.
Forse agli occhi di un uomo può sembrare assurdo uccidere un essere vivente solo per nutrirsi, ma non è forse assurdo uccidere per soldi? Per il potere? Non è forse assurdo uccidere per gelosia?
I vampiri in fin dei conti sono solo bestie che rispondono al proprio istinto, per sopravvivenza.
Non si faceva mai troppe domande sulla vita della sua preda, era qualcuno che semplicemente si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Erano uomini e in quanto tali, la loro esistenza era pressoché inutile, servivano solo come cena.
Guardò un'ultima volta quella sagoma senza vita, cercò un briciolo di rimorso dentro di sé, ma come sempre, non lo trovò. Attraversò il vicolo e si incamminò nel buio, un buio che ormai conosceva a memoria.
E mentre si dirigeva dentro a quella oscurità, si rese conto, che in quell'oscurità non era più solo.
Era un luogo sempre più affollato.
Un esercito di umani ci si stava addentrando, loro così convinti di essere migliori, stavano diventando giorno dopo giorno, i cittadini di quel buio abitato da mostri.
Era strano rendersi conto di quanto fosse facile trasformarsi in qualcos'altro, a volte non serviva nemmeno un morso. A volte il veleno, le persone se lo portavano dentro e non c'era modo di arrestarlo. Una volta che si diffondeva non c'era alcun antidoto, alcuna pozione per tornare indietro. Questo stava accadendo all'umanità, stava mutando in qualcosa di terribile.
Il cuore umano aveva lo stesso identico odore acre del suo cuore, l'odore di cose cattive e ormai morte.
Chiara
Edimburgo
Quando cammini nei vicoli di Edimburgo è inevitabile provare la sensazione che da un momento all'altro tu possa scorgere dietro un angolo, un ricciolo della barba di Silente o di sentire l'eco delle risate dei fratelli Weasley.
Edimburgo è magica. E la sua magia la si avverte ogni volta che ci ritorni.
Edimburgo non ha eguali. È come uno scrigno antico e colmo di segreti.
Tutte queste luci che a natale la illuminano, non fanno che rendere la sua magia ancora più potente. Ti restituisce l'emozione del Natale di quando eri bambino, quella che ti sei fatto rubare molti anni fa.
Di sera il suo castello è avvolto da una luce verde ed è completamente deserto. Nessuno passeggia intorno alle sue mura, ad una certa ora puoi ascoltare il suo silenzio narrare strane storie di un'epoca lontana.
I suoi pub anche quelli più nascosti, sono sempre gremiti, ma nessuno ti vieta di prendere una birra e berla su uno scalino appena fuori, sotto il chiarore dei lampioni.
E proprio lì dove il tempo sembra essersi fermato, mentre la birra scura mi disseta, mi rendo conto che la magia esiste davvero.
Che in realtà non se n'è mai andata, è lì da qualche parte dentro di noi.
Ci vogliono i cieli giusti, le strade giuste e gli occhi per scovarla.
Chiara
(Edimburgo dicembre 2018)
Edimburgo è magica. E la sua magia la si avverte ogni volta che ci ritorni.
Edimburgo non ha eguali. È come uno scrigno antico e colmo di segreti.
Tutte queste luci che a natale la illuminano, non fanno che rendere la sua magia ancora più potente. Ti restituisce l'emozione del Natale di quando eri bambino, quella che ti sei fatto rubare molti anni fa.
Di sera il suo castello è avvolto da una luce verde ed è completamente deserto. Nessuno passeggia intorno alle sue mura, ad una certa ora puoi ascoltare il suo silenzio narrare strane storie di un'epoca lontana.
I suoi pub anche quelli più nascosti, sono sempre gremiti, ma nessuno ti vieta di prendere una birra e berla su uno scalino appena fuori, sotto il chiarore dei lampioni.
E proprio lì dove il tempo sembra essersi fermato, mentre la birra scura mi disseta, mi rendo conto che la magia esiste davvero.
Che in realtà non se n'è mai andata, è lì da qualche parte dentro di noi.
Ci vogliono i cieli giusti, le strade giuste e gli occhi per scovarla.
Chiara
(Edimburgo dicembre 2018)
Sussurro
Mi piace come l'inverno nasconde le cose.
Ho sempre amato, fin da bambina, il suo buio precoce.
E quella sua capacità di indurre le persone a tenere basso lo sguardo.
C'e quest'attimo, in cui il chiarore del suo grigio, sembra volerti dire qualcosa.
Credo un segreto.
Qualcosa che serva a scaldarti.
L'inverno non urla, l'inverno sussurra.
È la stagione di chi vuole ascoltare.
Chiara
Ho sempre amato, fin da bambina, il suo buio precoce.
E quella sua capacità di indurre le persone a tenere basso lo sguardo.
C'e quest'attimo, in cui il chiarore del suo grigio, sembra volerti dire qualcosa.
Credo un segreto.
Qualcosa che serva a scaldarti.
L'inverno non urla, l'inverno sussurra.
È la stagione di chi vuole ascoltare.
Chiara
venerdì 24 agosto 2018
Ebridi
Le Ebridi sono una poesia appoggiata sull'oceano.
Non una poesia in rime, perché non hanno bisogno di alcun abbellimento.
Sono una bellezza quasi difficile da raccontare.
La prima cosa che ho pensato osservando il mondo che vedevo fuori dal finestrino è stata : "voglio vivere qui!!"
Sì continua a ripetere che chi vive al nord sia più freddo e distaccato, fa parte di quel genere di assurdità che ci entrano in testa a furia di sentirle raccontare. Nelle Ebridi le persone vedono poco il sole, eppure loro ce l'hanno dentro e se lo portano appresso qualsiasi cosa facciano. Si intravedono i raggi in ogni loro sorriso, in ogni loro parola gentile e nei loro modi così educati. Non sono persone chiassose anzi, eppure mostrano la loro felicità quasi in modo tangibile. È come se non fossero mai arrabbiati o nervosi.
Credo che a renderli così diversi da noi, sia la pace sconfinata che si respira ovunque. Poche persone, poco turismo, poco traffico. E una natura sconfinata e quasi intatta.
Svegliarsi ogni giorno vedendo l'oceano, ed ascoltare il suono delle sue onde è terapeutico. Vedere il blu mischiarsi col verde ti fa sentire bene, come poche altre cose al mondo.
Ci sono un milione di dettagli che vorrei riuscire a descrivere, perché sono un milione i dettagli che si possono scorgere. Da Lewis a Barra il paesaggio cambia infinite volte. Si passa dalle scogliere selvagge ed impertinenti, alle spiagge bianche e immense. Ad Harris ci sono spiagge bianchissime circondate dal verde e se la giornata è cupa cala persino la nebbia e tu ti ritrovi in un luogo surreale, dove i Caraibi abbracciano il nord. Quando invece la marea è bassa si trasforma in un deserto circondato dal verde.
Se poi decidi di percorrere la Golden Road e distaccarti dalla costa, allora avrai la fortuna di attraversare un paesaggio unico. Un paesaggio lunare, completamente circondato da rocce, la sensazione che si prova è quella di essere su un altro pianeta. Cerchi di trovare la fine, ma non la trovi mai.
Ciò che stupisce è che in mezzo al nulla può spuntare da un momento all'altro, qualcosa che non ti aspetti, ad esempio gallerie d'arte aperte a tutti, alcune di queste con il loro caffè all'interno. Fotografi e scultori che hanno deciso contro ogni probabilità, di aprire le loro gallerie in luoghi dove la scelta non è esporsi, ma farsi trovare. Dove il loro lavoro assomiglia più a un dono, per chi durante il tragitto, ha la fortuna di scovarli.
Le Ebridi sono una continua scoperta, mentre le si attraversa non si smette mai di lasciarsi stupire. Sono la natura che vince, sono speranza. Sono un po' di dolcezza sulle labbra, che nasce dal pensiero che l'uomo non sia ancora riuscito a rovinare tutto con la sua presunzione.
C'è un dettaglio tra tutti i dettagli, che mi ha colpito in modo particolare. A picco sull'oceano appollaiati su colline verdi, ci sono i loro cimiteri. Mi piace questo "riposa in pace" preso alla lettera, mi piace questo modo che hanno di rapportarsi con la morte, il rispetto. Il renderla così naturale quanto la vita. Il dare a chi non c'è più, un panorama stupendo. Forse, ho pensato, è proprio vero che chi ha vissuto tutta la vita sull'oceano, non se ne può mai più separare.
Ricorderò per sempre il tramonto davanti ad uno dei B&B in cui abbiamo dormito. Ci siamo seduti sulla panchina e la signora che ci ospitava, con infinita discrezione è uscita di casa e ci ha portato un cuscino per stare più comodi : "godetevi questo sole!" ha detto, ed è andata via. Perché sulle Ebridi lo sanno che il sole è un regalo e che l'oceano va contemplato in silenzio.
Mentre il sole spariva dietro le nuvole, il mio unico pensiero è stato : questo è il posto giusto per vivere, il posto giusto per morire.
Quando un luogo ti regala questa certezza, si chiama casa.
Chiara
Non una poesia in rime, perché non hanno bisogno di alcun abbellimento.
Sono una bellezza quasi difficile da raccontare.
La prima cosa che ho pensato osservando il mondo che vedevo fuori dal finestrino è stata : "voglio vivere qui!!"
Sì continua a ripetere che chi vive al nord sia più freddo e distaccato, fa parte di quel genere di assurdità che ci entrano in testa a furia di sentirle raccontare. Nelle Ebridi le persone vedono poco il sole, eppure loro ce l'hanno dentro e se lo portano appresso qualsiasi cosa facciano. Si intravedono i raggi in ogni loro sorriso, in ogni loro parola gentile e nei loro modi così educati. Non sono persone chiassose anzi, eppure mostrano la loro felicità quasi in modo tangibile. È come se non fossero mai arrabbiati o nervosi.
Credo che a renderli così diversi da noi, sia la pace sconfinata che si respira ovunque. Poche persone, poco turismo, poco traffico. E una natura sconfinata e quasi intatta.
Svegliarsi ogni giorno vedendo l'oceano, ed ascoltare il suono delle sue onde è terapeutico. Vedere il blu mischiarsi col verde ti fa sentire bene, come poche altre cose al mondo.
Ci sono un milione di dettagli che vorrei riuscire a descrivere, perché sono un milione i dettagli che si possono scorgere. Da Lewis a Barra il paesaggio cambia infinite volte. Si passa dalle scogliere selvagge ed impertinenti, alle spiagge bianche e immense. Ad Harris ci sono spiagge bianchissime circondate dal verde e se la giornata è cupa cala persino la nebbia e tu ti ritrovi in un luogo surreale, dove i Caraibi abbracciano il nord. Quando invece la marea è bassa si trasforma in un deserto circondato dal verde.
Se poi decidi di percorrere la Golden Road e distaccarti dalla costa, allora avrai la fortuna di attraversare un paesaggio unico. Un paesaggio lunare, completamente circondato da rocce, la sensazione che si prova è quella di essere su un altro pianeta. Cerchi di trovare la fine, ma non la trovi mai.
Ciò che stupisce è che in mezzo al nulla può spuntare da un momento all'altro, qualcosa che non ti aspetti, ad esempio gallerie d'arte aperte a tutti, alcune di queste con il loro caffè all'interno. Fotografi e scultori che hanno deciso contro ogni probabilità, di aprire le loro gallerie in luoghi dove la scelta non è esporsi, ma farsi trovare. Dove il loro lavoro assomiglia più a un dono, per chi durante il tragitto, ha la fortuna di scovarli.
Le Ebridi sono una continua scoperta, mentre le si attraversa non si smette mai di lasciarsi stupire. Sono la natura che vince, sono speranza. Sono un po' di dolcezza sulle labbra, che nasce dal pensiero che l'uomo non sia ancora riuscito a rovinare tutto con la sua presunzione.
C'è un dettaglio tra tutti i dettagli, che mi ha colpito in modo particolare. A picco sull'oceano appollaiati su colline verdi, ci sono i loro cimiteri. Mi piace questo "riposa in pace" preso alla lettera, mi piace questo modo che hanno di rapportarsi con la morte, il rispetto. Il renderla così naturale quanto la vita. Il dare a chi non c'è più, un panorama stupendo. Forse, ho pensato, è proprio vero che chi ha vissuto tutta la vita sull'oceano, non se ne può mai più separare.
Ricorderò per sempre il tramonto davanti ad uno dei B&B in cui abbiamo dormito. Ci siamo seduti sulla panchina e la signora che ci ospitava, con infinita discrezione è uscita di casa e ci ha portato un cuscino per stare più comodi : "godetevi questo sole!" ha detto, ed è andata via. Perché sulle Ebridi lo sanno che il sole è un regalo e che l'oceano va contemplato in silenzio.
Mentre il sole spariva dietro le nuvole, il mio unico pensiero è stato : questo è il posto giusto per vivere, il posto giusto per morire.
Quando un luogo ti regala questa certezza, si chiama casa.
Chiara
martedì 15 maggio 2018
Al mio gigante buono
Conosco persone che alla vita ci si aggrappano con i denti, con le unghie e con una forza difficile da raccontare.
Conosco persone che che fanno dei nodi strettissimi intorno a questa cosa che è la vita e se ne fregano se ogni tanto fa schifo, perché hanno assaggiato il sapore disgustoso che ti lascia in bocca la paura di morire.
Conosco persone che invece di desiderare "cose" desiderano "tempo".
Conosco persone che non danno più niente per scontato, nemmeno il profumo del caffè.
Conosco persone che hanno imparato che ogni notte trascorsa nel proprio letto è qualcosa che puntualmente ti mancherà al prossimo ricovero.
Conosco persone che sanno abbracciare in quel modo, come se abbracciassero il mondo intero.
Conosco persone come te, che nonostante tutto il male, conservano ancora una dolcezza negli occhi che sembra non finire mai.
Conosco persone che che fanno dei nodi strettissimi intorno a questa cosa che è la vita e se ne fregano se ogni tanto fa schifo, perché hanno assaggiato il sapore disgustoso che ti lascia in bocca la paura di morire.
Conosco persone che invece di desiderare "cose" desiderano "tempo".
Conosco persone che non danno più niente per scontato, nemmeno il profumo del caffè.
Conosco persone che hanno imparato che ogni notte trascorsa nel proprio letto è qualcosa che puntualmente ti mancherà al prossimo ricovero.
Conosco persone che sanno abbracciare in quel modo, come se abbracciassero il mondo intero.
Conosco persone come te, che nonostante tutto il male, conservano ancora una dolcezza negli occhi che sembra non finire mai.
Al mio gigante buono che ogni giorno mi insegna qualcosa.. e a tutti quelli come lui.
Chiara
Chiara
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