lunedì 6 febbraio 2017

con affetto anzi no ..

Che noia le citazioni di Audrey Hepburn, noiose come il color rosa e come il meteo alle tre di notte.Come le auto al lavaggio di sabato. Scontate e banali, così troppo pulite e per bene.
La regina dell'ovvio, la paladina scialba delle donne e del bon ton. Residente sovrana in Via dei luoghi comuni.
C'è chi tiene un canvas in camera, con la sua faccia sofisticata e con quella frase trita e ritrita che dice "credo che il sorriso sia l'accessorio più bello che una donna possa indossare" .
Beh volevo dirti Audrey, anche se so che non puoi sentirmi , che ste frase è finita nei Baci Perugina. Io la scarto dalla terza elementare e mi rifiuto di trascriverla dalla quinta elementare.
Si si lo so, io sono nessuno e tu resterai per sempre Audrey, ma non importa. Volevo solo farti sapere che non sei la mia icona, né di bellezza né di nient'altro. E che le tue perle di saggezza sono fastidiose, tanto quanto il cartello CHIUSO fuori dal Take away cinese quando vuoi del pollo fritto.
Chiara

venerdì 27 gennaio 2017

Pier

Oggi vi parlerò di Pier.
Un omone ne' troppo giovane ne' troppo vecchio. Muscoloso, tatuato e con i capelli raccolti in un codino. Con mille caratteristiche da duro, sputtanate da un sorriso dolcissimo e un cuore gigante e puro.
Pier lo conosco da tantissimi anni e in questi anni mi ha rimesso in piedi un milione di volte, perché lui ti rimette sempre in piedi, costi quel che costi. Pier è il mio fisioterapista.
Il suo segreto, o almeno ciò che ha sempre funzionato con me è il suo sguardo. Ogni volta che difronte ad un nuovo esercizio inizio a piagnucolare con un "non ci riesco Pier, non ci riuscirò mai" , ecco lui non attacca con discorsi filosofici o chissà quali paroloni, lui mi guarda. Mi guarda in un modo che mi fa sentire una stupida , stupida per aver detto "non ci riesco" e sentendomi un po' stupida e un po' ferita io ci provo. Magari la prima volta eseguo l'esercizio da schifo, ma poi sempre meglio, fino a dimostrare che ci riesco benissimo.
Pier ha un altro trucchetto, ti fa ridere, ti fa ammazzare dalle risate e proprio mentre tu te la stai ancora spassando per una sua battuta e credi di poterti fidare , lui con una mossa degna di Kenshiro, ti fa vedere le stelle e tutti i pianeti della galassia. E tu non ridi più. Ha colto l'attimo migliore per fare il lavoro sporco.
Pier è un amico uno di quelli che ce la mettono tutta, uno di quelli che ci mettono l'anima, come se dall'altra parte ci fosse lui. Quando vado da lui a farmi mettere in sesto, so che davanti a me c'e' una persona che ci crede, che ci crede anche più di me. E se la voglia, la forza e la tenacia tentennano, ecco, ci pensa lui a non permettere che accada.
Grazie
Chiara

mercoledì 25 gennaio 2017

succede ...

Succede che nasci e fin qui tutto va bene. Succede che poi qualcosa non funziona e fin dall'asilo ti tocca lottare , i primi ricoveri, gli esami, le giornate in ospedale anziché a giocare. Ma non fa niente, capricci pochi e sorrisi sempre tanti. Succede che cresci e le cose non cambiano, peggiorano. Ormai conosci gli ospedali meglio di casa tua. I referti nei tuoi cassetti aumentano, le relazioni dei medici, gli esami di ogni tipo e le visite specialistiche , quelle non si contano più. Succede che spesso sei stanca e manderesti tutto all'aria, ma invece fai il contrario, non molli.
Ho passato la mia vita a ricominciare, ho imparato a camminare un miliardo di volte, ho fatto fisioterapia di ogni genere, ho sfiorato la morte ma gli ho sputato in faccia.
La mia vita è stata sempre influenzata dalla mia salute. Perché è vero uno vive comunque, ma se la vita di chi è in perfetta forma spesso è complicata la vita di chi ha delle patologie complesse è molto più che complicata.
Ti accorgi che sei li tra un miliardo di scartoffie e ripercorri tutto da capo, perché loro "quelli che decidono" , hanno detto che deve essere cosi. A loro servono i refererti non bastano le relazioni mediche loro vogliono i referti, i cartellini dei ricoveri , devi dimostrare la tua patologia come un assessino deve dimostrare la sua innocenza. È così che ti fanno sentire. Devi dimostrare le tue sofferenze, il tuo dolore ogni tua cicatrice, e non parlo di quelle sparse sulla mia pelle, ma di quelle che porto dentro di me. Quelle che ho imparato a curare, a non odiare ad accettare. E così tra le tue scartoffie ripercorri tutto, vogliono farti male e ci riescono. Mi giunge tra le mani il foglio più doloroso che dice "la biopsia conferma osteosarcoma telangiectasico di alto grado" e la sento netta l'angoscia di quel giorno. Ma loro voglio anche questo ti vogliono angosciare.
Mando giù il groppo in gola, faccio fare alle lacrime il percorso al contrario e mi preparo a fare quello che faccio da una vita : NON MOLLO!
Chiara

lunedì 9 gennaio 2017

Attese ...

Ho visto persone piangere nelle sale d'attesa. Appese alla speranza come bucato ad asciugare.
E mi sono sbriciolata troppe volte sul pavimento di quei corridoi, gli occhi in un angolo, la bocca in un altro ed i sorrisi dispersi come polvere mai spazzata.
Ci sono tutti i progetti, i sogni e le partenze di chi, nelle sale d'attesa, ha perso tutto in un minuto.
Attendi qualcosa che non vuoi.
Poi le dimentichi le facce che hai visto in quei luoghi e poi dimentichi ogni dettaglio, di che colore erano i muri? Le sedie? Pioveva quel giorno?
Dimentichi tutto come accade coi brutti sogni.
Chiara

martedì 27 dicembre 2016

Penny Dreadful ... un viaggio nei tormenti umani.

Considerare Penny Dreadful semplicemente una serie horror-fantasy è sicuramente un atto ingiusto.
Ho iniziato a seguire questa serie totalmente affascinata dal suo animo gotico, dall'atmosfera di una Londra vittoriana. Da quella nebbia cupa che accarezzava la solitudine delle persone in quei tempi bui.
Mai avrei creduto però, di emozionarmi così tanto. Mai avrei creduto di innamorarmi così profondamente dei suoi personaggi, i più tormentati ed i più struggenti che abbia mai incontrato in una serie televisiva. Una serie tv che vuole essere un'ode alla poesia, alla letteratura, con dialoghi cosi profondi da commuovermi continuamante, emozioni che ormai sono divenute nei film una rarità.
Si respira una solitudine sconfinata addirittura difficile da accettare, il lato oscuro di ogni personaggio emerge come a testimoniare che, volenti o nolenti, esso fa parte di ognuno di noi senza alcuna eccezione. Nonostante il coraggio e l'estrosita' nel mettere in unica serie tv personaggi della letteratura quasi intoccabili e creature divenute leggende, si ha la sensazione che tutto sia credibile. La parte fantasy-horror passa in secondo piano e ciò che invece prende sempre più forza di puntata in puntata, sono le personilita' così complesse e spesso oscure di ogni protagonista.
Non troverete felicità, spensieratezza e storie di amori magnifici, non troverete la linea che separa netta il buono dal cattivo e il giusto dallo sbagliato. Non troverete eroi, o meglio troverete eroi a loro malgrado, quasi costretti ad esserlo, eroi che hanno a che fare con le loro debolezze, fragilità, le loro tentazioni e le loro cicatrici.
Se vi va di emozionarvi, se vi sentite pronti a fare i conti con il tormento eterno dell'uomo, se siete in grado di accettare il sapore amaro della tristezza e della solitudine, io vi dico GUARDATELO !!
E' un viaggio nella nebbia, nella disperazione e un po' in ognuno di noi.
Chiara

mercoledì 14 dicembre 2016

Mi mancherai Signor Cohen

Più ascolto la radio e più so che mi mancherai Signor Cohen. Tu che mettevi la parola hallelujah mentre parlavi di una donna nuda al chiaro di luna che legava il suo uomo ad una sedia mentre gli rasava i capelli , tu che con tutta la tua eleganza trasudavi sensualità.
Tu che sapevi dirle certe cose sporche col tuo portamento pulito.
Diglielo Signor Cohen a questi cantanti educati che non valgono un soldo bucato, diglielo che le cose sporche vanno dette, che le canzoni non sono titoli di giornale fasulli ma devono sputare la realtà in faccia alla gente.
Insegnagli a cantare l'amore, quello sensuale, a cantare l'erotismo, ad usare la voce come facevi tu, in quel modo che che se chiudi gli occhi sembra che qualcuno ti accarezzi nel buio. Che raccontavi cose scomode, che prevedevi il futuro, che vedevi il grigio in cui ci stiamo immergendo. Diglielo a questi stupidi cantanti che ripetono sempre le stesse cose, più la musica è per bene e più la gente fa schifo. Insegnagli a non essere così maledettamente tutti uguali.

Insegnagli come si porta il cappello.

Sai Signor Cohen, alla radio nessuno ti passa più , solo il giorno in cui sei morto. Solo l'ipocrisia del momento.
Allora io chiudo gli occhi e mi lascio accarezzare al buio, dance me to the end of Love ..
Mi mancherai Signor Cohen .
Chiara

martedì 22 novembre 2016

Un mostriciattolo meraviglioso

Non ho sofferto quando al secondo ciclo di chemio i miei capelli hanno iniziato a cadere come fosse autunno.
Fino ai 13 anni ho avuto i capelli lunghissimi, boccoli castani lunghi fino al sedere, per poi andare dalla parrucchiera e rasarli completamente a zero, in un giorno qualsiasi, senza pormi domande.
Quindi no, se mi si chiede come ho vissuto il trauma della perdita di capelli, io faccio spallucce, perché non è stato un trauma. Una strana sensazione forse si, perché perderli non è come tagliarli ... È un atto involontario che accade inesorabilmente.
Non ho mai voluto parrucche, usavo a volte i foulard oppure i cappellini, ma spesso giravo allegramente con la mia testa pelata in bella vista. Mi sono sempre sentita a mio agio con e senza capelli. Ho conosciuto tantissime donne durante la mia malattia e quella di mia sorella, ed ho imparato che spesso la perdita dei capelli è uno dei traumi più difficili da superare, soprattutto inizialmente. È comprensibile.
Il cancro e la chemioterapia tentano in tutti i modi di renderti il meno umana possibile. Ti  stravolgono fuori e dentro ! Ti mettono alla prova, giocano con il tuo aspetto, vogliono che tu veda un mostro davanti allo specchio. Al cancro piace scambiare i ruoli, farti credere che il mostro sia tu e non lui. E a volte ci riesce.  Ciocca dopo ciocca i capelli muoiono sul cuscino, senza più forze. Bisogna opporsi a questi giochi meschini, non ci si deve rassegnare ad essere dei mostri. Si può essere belle anche senza un capello in testa, e bisogna amarsi anche quando il verde della nostra faccia prende il sopravvento. Bisogna guardarsi allo specchio senza paura, perché c'è una bellezza in ognuno di noi che va oltre a qualsiasi faccia da zombie, basta solo farla uscire.
Non è sempre facile, non tutti i giorni sono uguali e non si può sempre essere forti. Ma l'amore che proviamo per noi stessi, quello è intoccabile, mi faceva strisciare ogni mattina verso il bagno a sfidare quel mostro nello specchio con tutte le mie poche, pochissime forze. Mi ripetevo sottovoce "Un po' di matita e un lucidalabbra, un mezzo sorriso e un po' di luce negli occhi, mi salveranno anche oggi".
Adesso sono passati circa 9 anni, mi piacciono i miei capelli rasati sul lato sinistro, sono il ritratto di quel bellissimo mostriciattolo di cui mi sono presa cura giorno dopo giorno, sempre e comunque nonostante tutto. I capelli più lunghi sul lato destro invece hanno un solo significato, ovvero "l'unica cosa che conta, alla fine di tutto è che io sono Qui."
Chiara