martedì 16 gennaio 2018

A Dolores... Grazie Fabio Magnasciutti per queste splendide parole!

Per me gli anni 90, musicalmente, non sono esistiti, semplicemente
alcune scintille brillanti, da contare sulle dita di una mano
una mano scarsa, una mano disneyana
mi riferisco alla schiuma, a ciò che emerge
sottoterra si trova sempre del bello, in ogni epoca
per me, ripeto
non è un giudizio, non è un invito al dibattito
è un fatto generazionale, ha che fare con la temperatura del sangue a quattordici anni, alla colonna sonora del desiderio di labbra, all’essere momentaneamente immortali
la musica deve far piangere, ridere, tremare, incrociare sguardi, sfiorare, voler baciare, fare l’amore
è una cosa seria
il resto è diffusione da supermercato
poi c’è altro, che non so e non voglio spiegare: il tuo volto, per esempio, nel video di I can’t be with you
avrei baciato il vetro dietro il quale ti muovevi, devo averlo fatto
ho sempre avuto una passione per le bocche irregolari, i denti storti, buttati lì come dolmen
e gli occhi tristi e i profili spigolosi
c’era questo e c’era vento e verde di una terra dura e meravigliosa che amo
c’era dolore nella tua voce, che non era poi così originale come si dice, per me
Liz Fraser, Siouxsie, Nina Hagen, Lene Lovich, molte altre, avevano già giocato con le corde vocali, intrecciandole, facendone cesti
non fa niente, ora non potrò più baciarti
conta questo.
Fabio Magnasciutti

venerdì 22 dicembre 2017

Sola....

Se oggi fossi di New York non avrei bisogno di nessuno. Se oggi venerdì 22 dicembre, io vivessi a New York, spegnerei la suoneria del mio telefono e non mi farei trovare.
Molto probabilmente andrei sulla Quinta Strada dove c'è una gigantesca libreria e nel suo interno uno Starbucks.
Sceglierei un libro, ordinerei un Mocha e mi piazzerei al tavolino che dà sulla vetrata.
Sono da sempre i miei preferiti, do le spalle a tutti quelli nel locale e guardo il mondo che mi scorre davanti.
È come essere sul treno e guardare dal finestrino, con la differenza che tu sei fermo e tutto il resto è in continuo movimento e cambiamento.
Mi leggerei il libro scelto, dando di tanto in tanto una sbirciata oltre le pagine.
Una storia dentro ed una storia fuori, di cui non conosci le parole, ma non conta, alcune storie non ne hanno bisogno.
Se oggi io fossi di New York, me ne fregherei del venerdì. Se oggi fossi di New York, vorrei proprio sentirmi sola in mezzo ad un mare di persone.
Chiara

giovedì 21 dicembre 2017

Nessuna logica!!

Durante le sue lunghe passeggiate amava parlare al vento, non era poi così diverso che parlare alle persone.
"lo sai vero che la vita è una questione complicata? Se ci si guarda attorno con la giusta attenzione ci si accorge che tutto è distribuito in modo sbagliato: tristezza, gioia, amarezza, delusioni e tragedie.
È come se fossero passati con un grosso elicottero nel cielo e avessero fatto cadere le provviste senza alcuna logica"
Si fermò un istante come ad attendere una risposta e poi proseguì.
"le panchine lo sanno, loro sanno tutto. Sono i testimoni di questo mondo. Loro vedono e ascoltano ogni cosa, anche quando non vorrebbero, loro stanno lì. Ferme, immobili, impotenti. Loro la vita la subiscono. Non possono girare le spalle come fai tu quando qualcosa va storto.
Sei fortunato vento, oggi sei qui ad ascoltare un povero vecchio brontolone e domani chissà, ti sarai già dimenticato di me. Tu cambi direzione ed i problemi nemmeno ti sfiorano. Nessuno ti obbliga a guardare, ad ascoltare, alzi i tacchi e te ne vai, senza che qualcuno ti rinfacci ciò che sei"
Sì sentì stanco tutto d'un tratto. Aveva camminato troppo e parlato a lungo. Si guardò intorno in cerca di una panchina per riposare. Eccola lì, ferma, immobile, pronta ad accogliere le sue natiche vecchie e rugose.
Pensò che in fondo era questo il segreto per restare a galla, convincersi che ogni avvenimento fosse solo un caso, qualcosa caduto da un grosso elicottero senza alcuna logica. Senza alcuna spiegazione. Forse bisognerebbe essere un po' come il vento, sfiorare senza toccare, esserci ma senza convinzione. Vedere ogni cosa, senza fermarsi a guardarla.
Ma erano solo i pensieri di un vecchio, di uno a cui del mondo non fregava più un cazzo.
Diede una pacca al dorso della panchina, un  goffo ma sincero gesto di conforto :
"oggi ti è toccato il mio culo".
Chiara

mercoledì 20 dicembre 2017

Mi manchi

Al di là della tua finestra il mondo si prepara al Natale e alla fine di un altro anno. La fine di un anno che vorrei dimenticare, quello che ti ha portato via. Fa male tenere in mano questi regali e questo biglietto su cui manca il tuo nome, fa male non aver pensato cosa regalarti. Fa male il tuo posto vuoto a tavola.
Chissà quando passerà questo nodo alla gola, forse mai.
Al di là della tua finestra il mondo si prepara a festeggiare, nonostante questo vuoto abbia sostituito il suono della tua risata.
Le luci brillano come se nulla fosse cambiato. Eppure tutto è cambiato.
Torno a casa col viso bagnato, con una sensazione di malinconia soffocante.
Poi ti scrivo. Ti scrivo perché è l'unica cosa che faccio quando non riesco a parlare.
Ti voglio bene.
So che te l'ho detto un miliardo di volte ma ho imparato che bisogna dirlo, oltre che dimostrarlo. Non oso immaginare come mi sentirei ora se non te l'avessi mai detto, se non te l'avessi ripetuto ad ogni occasione.
Ti voglio bene.
Il Natale, le luci, il mondo e tutti quei negozi addobbati non lo sanno, ma tu si, ed è la sola cosa che conta.
Chiara.

venerdì 1 dicembre 2017

Storia di Victor e di chi in realtà non muore.



"Lo Sai" disse con aria greve
"Mi manca"
Lei lo guardò con tutta la dolcezza che aveva raccolto nella sua vita e provò a trasmetterla con poche parole
"Lo so che ti manca, manca a tutti, ma lui mica è sparito"
Victor restò perplesso di fronte a questa affermazione, ci mise un po' prima di elaborarla
"se non è sparito dove si è cacciato?"
E allora lei gli raccontò una storia. Gli raccontò che quando una persona muore, la si può trovare dentro a qualsiasi cosa, se si guarda con attenzione. Le disse "Se osserviamo il mare, sarà nel mare. Se osserviamo le montagne sarà sopra una cima innevata e se osserviamo un prato, beh sarà sicuramente tra i fiori, quindi Victor ora devi solo osservare con attenzione e desiderare di rivederlo dentro a ciò che stai guardando"
Lui ci pensò su qualche secondo e poi le chiese "Quindi se guardo bene il cielo lo vedrò tra le stelle?"
"Sono sicura che lo troverai lì"
Victor restò scioccato di fronte a questa nuova scoperta. Pensò che sarebbe stato bellissimo guardare dalla finestra il cielo ogni sera prima di dormire. Quel giorno si sentì agitato ed ansioso, o forse emozionato. Non vedeva l'ora che arrivasse la sera. Cercò di far passare il tempo in tutti i modi, persino i compiti gli sembrarono utili, voleva solo riempire quelle ore in attesa del suo cielo stellato.
Sentiva la mancanza di suo padre come se gli avessero strappato una parte del suo corpo. Gli mancava tutto di lui, la sua risata, il suo odore, le sue braccia forti che lo sollevavano, gli mancava persino il timbro della sua voce quando lo sgridava. Ma soprattutto gli mancava chiamarlo, gli mancava in modo incredibile il suono della parola Papà uscire dalla sua bocca.
Quella sera Victor a cena mangiò velocemente, corse a lavarsi i denti ed indossò il pigiama al rovescio. Andò in camera sua e si mise seduto sul letto davanti alla finestra. Eccolo il suo cielo, poche stelle si scorgevano tra le nuvole, ma si convinse che fosse sufficiente. Fece un sospiro e si mise a fissare quel blu intenso di tanto in tanto punteggiato. Ma niente da fare, del suo papà non vide nemmeno l'ombra. Stette a fissare quel cielo per molto tempo, ma nulla cambiò. Forse quella sera papà era stanco o forse era uscito con gli amici. Forse quella sera suo padre aveva mal di testa e non gli andava di farsi vedere, o forse lui non era abbastanza bravo ad osservare le cose. Sconsolato Victor sbuffò. Prese Kenny, il suo  coniglio di pezza , lo strinse tra le braccia e si infilò sotto le coperte. Sentì gli occhi annegare nelle lacrime. Il suo papà non era nel suo cielo stellato.
Passarono i giorni ma Victor non volle più guardare il cielo, preferiva non pensare a quella stupida storia, non voleva aspettare qualcuno che non sarebbe mai più tornato. Non voleva provare nuovamente, quella sensazione di abbandono. Aveva persino tentato di osservare con attenzione e concentrazione altre cose, ma non era servito a niente.
Un pomeriggio Victor impugnò il manubrio di Tempesta e pedalò furiosamente senza una meta, era arrabbiato. Arrabbiato con sua madre che lo aveva illuso raccontandogli una favoletta stupida, era arrabbiato col cielo, con suo padre ed era arrabbiato con sé stesso per aver creduto davvero di poterlo rivedere.
Pedalò con così tanta energia e rabbia da ritrovarsi sul sentiero che accostava il bosco. Era ormai autunno, ottobre aveva colato su ogni cosa i suoi colori caldi. Le foglie erano ovunque intorno a Victor ed erano bellissime. Fino a quel momento non si era nemmeno reso conto che fosse autunno.
Scese dalla bicicletta e l'appoggiò ad un albero. "hai visto Tempesta, hai visto quante foglie?, sono cosi tante che ci si può tuffare dentro"
E così lo fece, Victor prese la rincorsa e si tuffò su quel tappeto morbido ed umido. Rise, rise come non gli succedeva da tempo. Gli sembrò di essere ancora sul tappeto di casa sua, quando suo papà lo sfidava coi cuscini e poi insieme rotolavano rimanendo senza fiato. Così lo vide, si rivide insieme a lui. Ebbe persino la sensazione di sentire il suono della sua risata e senza nemmeno volerlo disse nuovamente quella parola che gli mancava così tanto, "papà".
Era bello poterla dire ancora, sentire quelle lettere uscire dalla sua bocca, vive.
Non era un cielo stellato, ma un tappeto di foglie.  Ecco dove si era cacciato il suo papà.
Capì che non sarebbe stato lui a decidere dentro quali cose lo avrebbe rivisto, ma sarebbe stato suo padre a farsi trovare.
Gli fu chiaro in quel momento che le persone che perdiamo diventano inevitabilmente, ciò che nella vita ameremo di più. Da quel giorno, Victor, avrebbe amato l'autunno per sempre.
Quello fu il primo incontro con suo padre, e l'autunno fu il suo primo amore.
Poi Victor si innamorò del Punk, di Poe, si innamorò dell'oceano. Si innamorò del grigio di Berlino e di un gatto randagio. Si innamorò delle fossette di Bea e di un Bistrot nel quartiere degli artisti a Parigi. Si innamorò di una piccola barca a vela.
Suo padre avrebbe vissuto sempre lì, nel pulsare meraviglioso della vita, dentro la bellezza di ogni cosa inaspettata.
Chiara.

mercoledì 22 novembre 2017

Viaggi su misura .

Quando parlo di viaggi e dei luoghi che vedo, parlo sempre omettendo cosa significhi per me affrontare un viaggio.
Per prima cosa significa organizzarlo spesso nei minimi dettagli, che poi possono sempre subire variazioni, ma è importante per me non fare mai le cose in modo troppo superficiale .
La prima cosa da fare se decido di viaggiare in aereo è prenotare l'assistenza. Cosa che mi ha salvata sempre. Le volte in cui non l'ho fatto, me ne sono sempre pentita. Avere a disposizione una carrozzina per evitare di attraversare un aeroporto a piedi, che per me sarebbe davvero stancante, è fondamentale. Se pensiamo al JFK di NY, doverlo attraversare significa fare km a piedi. Cosa che influirebbe troppo su stanchezza e dolori. Prenotare l'assistenza significa anche non stare in piedi durante le code per il check in ed a volte evitare le scale, sia per scendere alle piste che per salire sull'aereo. Insomma tutta la stanchezza dell'aeroporto viene notevolmente diminuita.
Quando sono stata a NY per me è stato importante valutare anche tantissime altre cose. Abbiamo scaricato una cartina della metro in cui venivano segnalate tutte le stazioni munite di ascensore. Evitare tutte quelle scale per le mie gambe è stato di vitale importanza. Quindi con mappa sul cellulare sapevamo sempre dove era meglio scendere o salire. Avevamo le cartine per i bus. E sulle stesse cartine digitali, tutti i luoghi di interesse con i vari take away vicini, per evitare di girare troppo a vuoto.
Suddividevamo sempre le giornate in due parti, per avere la possibilità di riposare almeno 2 orette il pomeriggio. Ho visitato NY sempre con stampella e con antinfiammatori e antidolorifici a portata di mano. Ciò nonostante arrivavo spesso a fine serata strisciando e con dolori praticamente ovunque. Quando sono stata su Skye in Scozia, mentre andavamo a consumare l'ultima cena della vacanza in un pub, la mia rotula si è fratturata. Così, all'improvviso, mentre camminavo. Ho trascorso una notte da incubo nel B&B e la giornata seguente da inferno all'aeroporto. Non avendo prenotato l'assistenza mi è stata data una carrozzina da utilizzare solo fino al gate e poi con un ginocchio rotto, ho dovuto arrangiarmi a fare tutte le scale. Per poi affrontare 2 ore e mezza di volo e il viaggio in auto da Bologna a Brescia. Quindi no, non è mai facile.
Ma a volte trovo che le persone ragionino troppo in modo semplicistico. Quando vedono che una persona con difficoltà fisiche ed economiche viaggia, il primo pensiero è "beh allora non sta poi così male". Vorrei dire a queste persone che si può viaggiare anche se si hanno pochi soldi, risparmiando, facendo sacrifici e adeguando il viaggio alle proprie possibilità. E soprattutto,che si può viaggiare nonostante i problemi fisici. Stringendo i denti, evitando di lamentarsi per ogni cazzata e prendendo tutte le precauzioni possibili.
Si viaggia ognuno a proprio modo. Esiste un modo diverso per fare qualsiasi cosa. Il mio è su misura per me.
Quando devo partire non penso mai alle cose che potrebbero andare storte, penso solo che sto realizzando un nuovo sogno.
Pochi mesi dopo la frattura alla rotula, avevo un volo per Valencia prenotato. Non l'ho disdetto, non ha vinto il timore. Il mio corpo è questo, è fragile, che io sia al supermercato vicino a casa mia, che io sia dall'altra parte del mondo.
A volte è vero vince la sua fragilità, ma quando vinco io, ecco quella si chiama VITA.
Chiara

Un tempo piccolo

Ci sono periodi in cui sento forte e chiara la motivazione di chi fa scelte estreme. Di chi decide di mollare un mondo che lo opprime per tornare a vivere una vita quasi primordiale.
Ci sono momenti in cui l'unica cosa che vorrei è niente.
Una manciata di salute, un po' di anni di vita, il vento in faccia e una mano da tenere durante lunghe passeggiate.
Rinuncerei a tutto.
A volte mi guardo intorno e mi sembra di vedere un miliardo di vite impazzite, che corrono contro un tempo che non basta mai. Il lavoro, la burocrazia, gli uffici, gli appuntamenti, le scadenze, carte da compilare, documenti da presentare, il traffico, i semafori e mille pensieri che si sovrappongono in continuazione. Non vi viene mai la tentazione di premere PAUSA?
Ho sempre la profonda convinzione che sia tutto sbagliato, che abbiamo fatto un gran casino, che abbiamo esagerato in tutto. Che ci siamo spinti verso una realtà dove gli impegni ed i doveri sovrastano i sentimenti, i piaceri, il tempo per sé stessi. La sensazione che abbiamo dato priorità a qualcosa che forse non lo meritava. A volte sembriamo programmati solo per per sistemare pratiche prima della nostra dipartita, siamo costretti a credere che il dovere sia al di sopra di qualunque piacere. Sembriamo soldatini caricati a molla per arrivare in tempo agli appuntamenti. Per risolvere situazioni che dovrebbero andare in un certo modo ma puntualmente subiscono intoppi, ritardi, disguidi e come cavallette saltiamo da un ufficio all'altro, per rimediare ad uno sbaglio che qualcun altro ha fatto.
Siamo stanchi, perché risolta una questione, se ne presenta un'altra. Accantonato un problema ecco sbucarne uno nuovo.
Poi aspetti, aspetti. Aspetti risposte, conferme, esiti, aspetti una chiamata, un messaggio, una email. Aspetti anche quando non c'è più tempo per aspettare.
Allora succede. Succede che inevitabilmente immagini un cottage fatto di pietre, sull'oceano, sprovvisto di tv e di Wi-Fi, dove l'abitazione più vicina dista chilometri, dove il rumore più forte è quello del vento. Inevitabilmente immagini una coperta e due panini, un paio di birre e una lanterna. Immagini il silenzio, una zuppa sul fuoco e tanti libri a riempire le pareti. Immagini di non avere bisogno di niente. Perché quello che hai in realtà è tutto. Un tempo per non avere fretta, un tempo senza orari, un tempo per chi ami e per ciò che adori fare. Un piccolo tempo, quasi spoglio, ma talmente ricco da non sentire il bisogno di chiedere altro.
Un tempo per essere chi sei e non per essere ciò che fai.
Chiara